Trump sconfitto sulla Fed: la Corte Suprema difende l’indipendenza della banca centrale

Trump sconfitto sulla Fed: la Corte Suprema difende l’indipendenza della banca centrale
di Corinna Pindaro

Link to La Corte Suprema degli Stati Uniti blocca il tentativo di Donald Trump di rimuovere la governatrice della Federal Reserve Lisa Cook. Una decisione che rafforza l’indipendenza della banca centrale e rappresenta una battuta d’arresto per l’ex presidenteLa Corte Suprema degli Stati Uniti blocca il tentativo di Donald Trump di rimuovere la governatrice della Federal Reserve Lisa Cook. Una decisione che rafforza l’indipendenza della banca centrale e rappresenta una battuta d’arresto per l’ex presidente

trump cookNuova battuta d’arresto per Donald Trump nel suo lungo confronto con la Federal Reserve. La Corte Suprema degli Stati Uniti ha respinto il tentativo dell’ex presidente di rimuovere Lisa Cook, componente del Consiglio dei governatori della banca centrale americana, stabilendo che il provvedimento non può essere eseguito senza rispettare le garanzie previste dalla legge. Una decisione destinata ad avere importanti conseguenze sul delicato equilibrio tra potere politico e indipendenza della Fed.

La sentenza, approvata con una maggioranza di cinque giudici contro quattro, rappresenta uno dei pronunciamenti più significativi degli ultimi anni in materia di autonomia della banca centrale statunitense e viene letta dagli osservatori come una frenata alle ambizioni dell’ex presidente di influenzare direttamente la politica monetaria americana.

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Il caso riguarda Lisa Cook, economista nominata nel Consiglio della Federal Reserve durante la presidenza di Joe Biden e prima donna afroamericana a ricoprire questo incarico.

Trump aveva disposto la sua rimozione sostenendo l’esistenza di presunte irregolarità relative ad alcune pratiche immobiliari precedenti alla nomina. Accuse che Cook ha sempre respinto, definendole prive di fondamento e motivate esclusivamente da ragioni politiche. La Corte Suprema ha stabilito che un governatore della Fed può essere rimosso soltanto “per giusta causa” e attraverso le procedure previste dal Federal Reserve Act, respingendo quindi il tentativo dell’ex presidente di procedere unilateralmente.

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Nelle motivazioni della decisione, la Corte ha ribadito un principio considerato fondamentale per il funzionamento dell’economia statunitense: la Federal Reserve deve poter operare senza interferenze politiche.

Secondo i giudici della maggioranza, consentire al presidente di sostituire liberamente i governatori della banca centrale rischierebbe di compromettere la credibilità della politica monetaria e la fiducia degli investitori nei mercati finanziari. Per questo motivo Cook resterà al proprio posto almeno fino alla conclusione definitiva del contenzioso giudiziario.

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La vicenda rappresenta soltanto l’ultimo capitolo del difficile rapporto tra Trump e la Federal Reserve.

Negli ultimi anni l’ex presidente ha criticato ripetutamente la banca centrale per non aver ridotto i tassi di interesse con la rapidità auspicata dalla Casa Bianca, accusando i vertici dell’istituto di frenare la crescita economica americana. Le tensioni avevano coinvolto anche l’allora presidente della Fed Jerome Powell, più volte attaccato pubblicamente per le sue decisioni di politica monetaria.

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La sentenza assume un valore che va oltre il caso specifico di Lisa Cook.

Gli esperti di diritto costituzionale ritengono infatti che il pronunciamento rafforzi il principio dell’autonomia delle istituzioni indipendenti, limitando il potere del presidente di intervenire direttamente sulla composizione della banca centrale. Un tema particolarmente delicato perché le decisioni della Fed influenzano tassi di interesse, inflazione, mutui e andamento dei mercati finanziari in tutto il mondo.

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Nonostante la decisione della Corte Suprema, la vicenda potrebbe non essere conclusa.

L’amministrazione Trump ha già lasciato intendere di voler proseguire la battaglia legale e politica nei confronti di Lisa Cook e, più in generale, della Federal Reserve. La controversia tornerà infatti all’esame dei tribunali di grado inferiore per la prosecuzione del giudizio di merito.

Per il momento, però, la pronuncia della Corte Suprema rappresenta una vittoria significativa per la banca centrale americana e per il principio della sua indipendenza dal potere politico. Un tema destinato a restare al centro del dibattito negli Stati Uniti, soprattutto in una fase in cui la politica monetaria continua a essere uno degli strumenti più delicati per sostenere la crescita e controllare l’inflazione.

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