La crisi energetica nel Golfo si riaccende. Una superpetroliera con 2,5 milioni di barili di petrolio è stata attaccata con "munizioni sconosciute" mentre attraversava lo Stretto di Hormuz, a circa 8 chilometri dalla costa dell'Oman. L'incidente ha provocato un incendio sulla nave, aumentando le preoccupazioni per la sicurezza di una delle vie marittime più importanti per il trasporto di petrolio.
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La notizia è stata confermata dall'Agenzia britannica per le Operazioni Commerciali Marittime, che ha gestito l'emergenza dopo aver ricevuto la segnalazione. Fortunatamente, le autorità marittime hanno comunicato che l'equipaggio è al sicuro e non ci sono vittime. Rimane da valutare l'entità dei danni alla nave e il possibile impatto ambientale dell'incendio.
Secondo l'agenzia di stampa iraniana Fars, la petroliera stava navigando "illegalmente" nella zona, ma non è stata specificata la bandiera della nave né chi abbia lanciato l'attacco.
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L'evento si inserisce in un contesto di instabilità cronica, riaccendendo le tensioni geopolitiche nella regione. Le continue minacce e attacchi al traffico marittimo nello Stretto stanno spingendo le potenze internazionali a riconsiderare la loro presenza militare nell'area.
Nelle stesse ore, il Pentagono ha annunciato l'invio di un nuovo gruppo d'attacco navale in Medio Oriente, guidato dalla portaerei USS Theodore Roosevelt, insieme a migliaia di Marines, mentre vengono potenziati i sistemi di difesa missilistica Patriot per proteggere le infrastrutture energetiche degli alleati del Golfo. Lo Stretto di Hormuz si conferma così il fulcro di una crisi globale in cui la sicurezza dei flussi petroliferi è estremamente fragile.
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