Balenciaga, confermato il licenziamento del manager: molestie, frasi sessiste e ambiente di lavoro “degradante”

Balenciaga, confermato il licenziamento del manager: molestie, frasi sessiste e ambiente di lavoro “degradante”
di Corinna Pindaro

Link to Il Tribunale di Firenze conferma il licenziamento per giusta causa di un manager di Balenciaga accusato di molestie, frasi sessiste e comportamenti discriminatori nei confronti delle dipendenti. Respinto il ricorso del dirigenteIl Tribunale di Firenze conferma il licenziamento per giusta causa di un manager di Balenciaga accusato di molestie, frasi sessiste e comportamenti discriminatori nei confronti delle dipendenti. Respinto il ricorso del dirigente

balenciagaIl Tribunale di Firenze ha confermato il licenziamento per giusta causa di un manager di Balenciaga, respingendo il ricorso presentato dal dirigente contro il provvedimento adottato dalla casa di moda nel novembre 2023. Al centro della vicenda ci sono le denunce di sette lavoratrici che hanno descritto un ambiente di lavoro caratterizzato da molestie, frasi sessiste, comportamenti umilianti e commenti discriminatori. Per i giudici, le condotte contestate hanno creato un clima “degradante e mortificante” per le dipendenti.

La sentenza rappresenta un importante punto fermo in una vicenda nata da un’indagine interna avviata da Balenciaga dopo alcune segnalazioni anonime emerse durante una verifica sul clima aziendale.

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Secondo quanto ricostruito nel procedimento, il manager avrebbe tenuto ripetutamente comportamenti offensivi nei confronti delle colleghe tra il 2021 e il 2023.

Tra gli episodi contestati figurano battute a sfondo sessuale, pacche sui glutei, baci e contatti fisici non richiesti, oltre a commenti sul corpo delle dipendenti e sull’aspetto fisico. Una delle frasi riportate negli atti è quella pronunciata simulando il suono di una campanella: «Ragazze, è l’ora del sesso». In un’altra occasione avrebbe detto a una dipendente: «Questa è la fila di chi ha le poppe e tu non le hai».

Le testimonianze parlano anche di episodi di body shaming, dell’esibizione di oggetti a sfondo sessuale all’interno degli uffici e di inviti rivolti ad alcune lavoratrici a non indossare il reggiseno sul posto di lavoro.

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Le contestazioni non riguardano soltanto comportamenti sessisti.

Tra gli episodi esaminati dal Tribunale figurano anche frasi considerate discriminatorie sul colore della pelle e sulla religione di alcune dipendenti. In un caso il dirigente avrebbe chiesto a una lavoratrice se fosse marocchina a causa della carnagione, ricevendo come risposta di essere ebrea e replicando con una battuta offensiva riferita alla religione ebraica.

Secondo la sentenza, questi comportamenti dimostrano una sistematica mancanza di rispetto nei confronti della dignità personale e professionale delle lavoratrici.

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La vicenda ha avuto origine da una “listening survey”, un questionario interno utilizzato dall’azienda per valutare il clima lavorativo.

Le dipendenti del reparto guidato dal manager avevano assegnato un punteggio particolarmente basso alla voce relativa all’assenza di discriminazioni. Da quel momento le risorse umane hanno organizzato colloqui individuali riservati, durante i quali sono emerse le accuse che hanno portato all’apertura del procedimento disciplinare e, successivamente, al licenziamento.

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Il manager aveva sostenuto che le contestazioni fossero tardive e costruite successivamente per allontanarlo dall’azienda.

Il giudice ha però ritenuto attendibili le testimonianze raccolte e ha confermato la piena legittimità del licenziamento. Nelle motivazioni si legge che i comportamenti contestati denotano “indifferenza e spregio della professionalità e della dignità delle colleghe”, contribuendo a creare un ambiente di lavoro caratterizzato da mancanza di rispetto e continue umiliazioni.

La difesa del dirigente ha già annunciato l’intenzione di presentare appello contro la decisione del Tribunale. Balenciaga, invece, ha scelto di non rilasciare dichiarazioni ufficiali sulla sentenza.

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La decisione del Tribunale di Firenze arriva in un momento in cui il tema delle molestie e delle discriminazioni nei luoghi di lavoro continua ad assumere un ruolo centrale nel dibattito pubblico.

La conferma del licenziamento rafforza il principio secondo cui comportamenti offensivi, sessisti e discriminatori possono giustificare il recesso per giusta causa, soprattutto quando compromettono il rispetto della dignità delle persone e il corretto funzionamento dell’ambiente lavorativo. Una pronuncia destinata a rappresentare un punto di riferimento anche per casi analoghi nel mondo del lavoro.

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